Le ipocrisie di chi chiede un nome condiviso per il Quirinale e impose il metodo Napolitano.
- Fratelli d'Italia Sacile
- Jan 18, 2022
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«Ci vuole un nome alto, condiviso e non divisivo», «Ci vuole un metodo unitario per eleggere la più alta carica dello Stato» o «In questa situazione di emergenza bisogna arrivare alla prima votazione con un Presidente della Repubblica unitario, perché non bisogna perdere tempo» più altre dieci declinazioni e varanti retoriche. Diciamo la verità: quante volte abbiamo sentito negli ultimi giorni queste frasi? Tante, tantissime e tutte sono state espresse con convinzione, passione, spirito ecumenico e caritatevole da politici, intellettuali e giornalisti. Frasi spesso condivisibili che ti fanno dire: "Caspita! Non sarebbe bello fosse veramente così?".
Sarebbe bello, meraviglioso, se solo queste frasi non puzzassero di un'ipocrisia tale da rendere il Gorgonzola un surrogato empireo dello Chanel №5. Perché queste frasi sono tutte dette, scritte e sostenute da persone appartenenti ad un'area politica ben precisa: il centrosinistra. Il centrosinistra dell'elezione di Giorgio Napolitano, della mancata elezione di Romano Prodi e di quella di Sergio Mattarella che con tracotante arroganza si rivolgeva nel 2006, nel 2013 e nel 2015 al centrodestra con questo messaggio "La maggioranza ce l'abbiamo noi, quindi o convergete su un nostro candidato o il Presidente della Repubblica ce lo eleggiamo noi in autonomia". È bene ricordarlo in questi giorni visto che questi sono i giorni in cui per la prima volta nella storia politica repubblicana si certifica l'esistenza di maggioranza relativa di centrodestra nei "grandi elettori qurinalizi" (cosa che evidentemente al centrosinistra sta sui nervi), visto che molti ragazzi assisteranno alla loro prima elezione del Presidente della Repubblica e che molti cittadini hanno perso il ricordo della politica pre-pandemia dei suoi fatti e delle sue dinamiche, se non altro per correttezza e onestà intellettuale, bandendo così le ipocrisie dal tavolo.
Ipocrisie che non si fermano solo al metodo, ma si estendono anche al tema dei nomi dei potenziali candidati alla più alta magistratura della Repubblica, perché quando qualche giornalista pone la domanda se "oltre Berlusconi si possano valutare altri nomi di centrodestra?" la risposta oscilla tra nomi tutti appartenenti al campo del centrosinistra o peggio, come qualcuno candidamente ha ammesso, che solo nomi di centrosinistra rispondono a identikit così ecumenici (da far impallidire perfino Nostro Signore) necessari per farsi legittimare una candidatura al Colle. Perché, signori miei, abbandoniamo un'altra ipocrisia: per il centrosinistra il Quirinale è proprietà privata del Partito Democratico e della sua area culturale affine, a causa di un delirio di onnipotenza istituzionale dove solo loro sono i legittimi, solo loro legittimano, solo loro sono degni. Non solo, è ormai chiaro il disegno politico che si aggira nei pressi del Nazareno: in un panorama politico frammentato, flessibile ed in transizione continua, in cui mercati internazionali e comunità europea hanno voce in capitolo nella formazione dei governi, possedere la casella del Colle significa garantirsi la centralità nel sistema politico parlamentare e necessariamente finire al Governo anche laddove manchi la legittimazione piena del corpo elettorale. Quindi ricapitolando: non avrai Quirinale al di fuori di un nome PD! Perché solo loro sono i degni, solo loro sono gli altissimi, solo loro moralmente superiori.
Mah sì! Abbandoniamoci all'ultima ipocrisia: Berlusconi.
È bastato il nome per tornare ai ricordi dei fasti del "Bunga Bunga", dell'evasione fiscale e degli scontri con la magistratura. Una candidatura non degna, non moralmente appropriata secondo il Partito Democratico.
In un mondo normale, diremmo: ci sta, gli avversari di sempre che si oppongono allo spauracchio ed elencano tutte le potenziali contraddizioni. Ma il mondo del PD non è un mondo normale: Berlusconi è indegno e moralmente bieco per sedere al Quirinale, ma non lo è per sedere nel Governo di Unità e salvezza nazionale, non lo è per avere i suoi voti nelle innumerevoli ultime "questioni di fiducia" e non lo è, quando l'attuale segretario del PD Letta si reggeva tramite i suoi voti nel governo del 2013. È sempre la solita doppia morale della sinistra: Berlusconi si è ravveduto ed è politicamente riabilitato se si tratta di definire Giorgia Meloni una "pericolosa fascista" o Salvini un "troglodita ignorante", ma diventa un "Puttaniere" se ambisce al Quirinale che per diritto divino deve essere affare del Nazareno.
Chi vi scrive ha altre preferenze per il Colle, già ribadito più di una volta sui miei social, ma questo non vuol dire:
a) prenderci per il sedere in maniera ipocrita sul nome del Cavaliere.
b) ritenere fuori dal mondo una candidatura di centrodestra.
Il centrodestra ha la maggioranza relativa dei grandi elettori e, ancor di più, ha tutta la legittimità politica di avanzare una sua candidatura al Quirinale. La sinistra scenda dal suo piedistallo morale e torni realmente nel mondo democratico, di fatto e non solo di nome, e accetti che un Presidente di centrodestra è una crescita nella qualità del nostro sistema politico finendola con questa conventio ad escludendum quirinalizia.
Per il centrodestra e i suoi leader, invece: l'occasione è ghiotta, non lasciamocela scappare, senza paura, senza sindromi di inferiorità. Rispediamo al mittente le ipocrisie del centrosinistra e guidiamo con testa la partita.
Francesco Morabito
Presidente Fratelli d'Italia Sacile

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